CERCO TE il thriller

 

Cerco te di Mauro Mogliani
Mauro Mogliani presenta “Cerco te”, un thriller psicologico che indaga a fondo nelle
relazioni interpersonali, nel bisogno di amore e attenzioni che, se non appagato,
lascia cicatrici che possono portare a compiere i gesti più inconsulti. Un romanzo che
analizza le motivazioni che spingono anche l’essere umano più insospettabile alla
vendetta e alla violenza, mentre racconta il dissidio interiore dell’ispettore Nardi, un
uomo dilaniato dai sensi di colpa, gettato suo malgrado in un gioco perverso in cui il
tempo è il suo peggiore alleato. Un thriller avvincente vincitore del premio speciale al
concorso nazionale di narrativa gialla-thriller-noir “Premio Tettuccio 2019”.

«Voglio fare un gioco con lei. Mi voglio divertire un po’. Una alla volta, prenderò
prigioniere quattro donne. Non si preoccupi, dopo sette giorni le rilascerò. E non appena
le avrò rilasciate, le assicuro che staranno meglio di prima. Il gioco inizierà tra due giorni.
Prenderò la prima donna, la terrò per una settimana in cura qui con me, poi la libererò.
Dopo altri due giorni, toccherà alla seconda: i tempi saranno sempre gli stessi, ispettore.
A lei il compito di fermarmi e scoprire cosa lega tra loro queste donne, prima che arrivi
alla quinta preda, ispettore: un uomo, che ahimè non rilascerò… Buona fortuna. Nessuno
[…]».

Trama

L’ispettore Nardi  di Macerata riceve una lettera misteriosa, firmata «Nessuno» che dà inizio a un gioco perverso: quattro donne verranno sequestrate in successione e liberate dopo sette giorni che staranno meglio di prima, assicura Nessuno. Le donne rilasciate sono in stato confuso e non ricordano più nemmeno chi sono.  Spetterà a Nardi con l’aiuto dell’ispettore Gambuti, scoprire cosa lega tutte le vittime, per anticipare le mosse di Nessuno, capirne gli intenti e impedire che compia l’annunciato finale.

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LA DONNA LEGO

LA DONNA LEGO

Quando la commessa del negozio di giocattoli mi chiese quanti anni avesse il bambino, io gli risposi quaranta tre. Lei, con un sorriso ironico, aggiunse < Allora sono per lei? Molte persone adulte amano queste costruzioni; lei è uno di quelli> 19 o: . Cambiai negozio per l’ennesima volta, la nona per la precisione; non era variato nulla: anche quella commessa non si era fatta i cazzi suoi. E se avessi continuato ad andare sempre dalla stessa? Cosa avrebbe pensato? Che andavo lì per lei? Potevo smentirla, rispondere che ero un collezionista; ce ne sono moltissimi. Ma poi, la domanda successiva, sarebbe stata: cosa stai costruendo? Immaginate cosa avrebbe pensato, se gli avessi risposto per nove volte: una donna Lego. Sì, la mia donna Lego. Certamente, se avessi saputo come sarebbe finita, non avrei davvero iniziato. Quel sabato ero euforico, la nona scatola acquistata sarebbe stata l’ultima: mancava soltanto da costruire la testa . Durante la giornata non fumai erba per scelta, tanto meno l’oppio che, la sera precedente, Marco mi aveva regalato con entusiasmo. Alla sera però, dopo aver cambiato per tutta la giornata il volto della mia donna, fino ad ottenere finalmente quello desiderato, mi rifeci, e alla grande. Accadde tutto dopo; quando la portai nel mio letto. Accadde a notte fonda. La mano destra tastava la sua gamba liscia e lunga, senza peli, senza fine. Continuai ad accarezzarle la pelle morbida a lungo, per tutto il corpo. Quando la luce del giorno riuscì a svegliarmi, lei era lì, distesa sul letto, come l’avevo lasciata, con i suoi molteplici colori. Tutto il giorno ripensai al sogno fatto, alla sua pelle liscia e morbida; riuscivo ogni tanto, anche a immaginarla, a vederla attraverso la fantasia. La domenica passò lentamente, fumai in continuazione erba, con la speranza di riaddormentarmi e rifare quel sogno. Dovetti aspettare la sera per rifarlo ancora più vero e più lungo. Il giorno dopo ricordavo tutto, la stessa sensazione del precedente. Di notti e giorni come quelli ce ne furono altri, oramai stavo al gioco, volevo sognare quei momenti, e questo avveniva regolarmente. Fino a quando quella notte: accesi la luce, ero sveglio, non stavo sognando, ripeto ero sveglio, capii come stavano le cose. Quella donna che accarezzavo nuda, tutte le notti, da quando l’avevo distesa sul letto era vera. Quella donna di plastica dai mille colori, al buio diventava una donna dalla pelle morbida, dai capelli lunghi e con piccoli seni. Quella donna era umana, quella donna, se accendevo la luce, si vergognava: tornava rigida. Ecco perché la porto sempre con me: ora.

Mauro Mogliani  –marzo 2015

NUOVO RACCONTO—- ANNO 2768 D.C.

2768 D.C.

 

2768: D.C.

 

 

 

Sinsonh è al centoventisettesimo piano di un grattacielo in riva al mare.

Sinsonh in quella partita di calcio ha scelto di fare il portiere. La sua squadra ha otto giocatori. Anche gli avversari sono otto. Sinsonh è nella sua stanza, Ogni giocatore si trova nella propria stanza. Sinsonh guarda lo svolgimento della partita nel grande schermo davanti a lui. Ogni giocatore gioca davanti al proprio schermo. C’è una punizione dal limite per gli avversari. Sinsonh per disporre la barriera come vuole lui, si sgola con i compagni, aspetta il tiro in porta per parare la palla. Si tuffa alla sua destra e con i suoi guantoni la blocca. Con un forte calcio la rilancia in avanti: la palla entra nello schermo e arriva nei piedi del suo compagno. La palla è senza peso, la sfera è aria senza nulla fuori. Ogni giocatore quando esulta per un gol; esulta in solitudine, solo con se stesso. Nella mattinata Sinsonh, aveva svolto lezione di storia, geografia e tecnologia, sempre dalla sua stanza davanti al grande schermo. Sinsonh finita la partita, mette le sue ali ed esce dalla finestra. Per prendersi un gelato fa poca strada, la gelateria dei suoi genitori è al trentasettesimo piano del grattacielo.

Nel weekend Sinshon, insieme ai suoi amici -Davide e Carlo compagni di scuola- si recano molto frequentemente a Roma, A Roma in un grande grattacielo al settantanovesimo piano, abita Asan –attaccante della loro squadra di calcio- la sua casa è talmente grande che potrebbe ospitare tutta la squadra al completo. Roma dista circa due ore di volo da Lampedusa, a volte quando usano le ali dei loro genitori, impiegano trenta minuti in meno.

Domenica 5 maggio 2768, è una data che Sinshon e i suoi amici non dimenticheranno. Mentre arrivano a Lampedusa dopo il solito Weekend passato dal loro compagno a Roma, vedono lungo la spiaggia qualcosa d’insolito.

“Carlo, cosa è successo è pieno di gente”.

“Stanno guardando degli oggetti che sono a terra”.

“Sì, ma la cosa incredibile è il mare” Sinshon ferma le sue ali e si blocca. Carlo e Davide fanno la stessa cosa.

“ Ca ca’ cazzo Il mare si si è ritirato”. Davide stupito e balbettando più del solito.

“Avevano previsto una bassa marea per domani, il mare ha anticipato le previsioni”.

“A andiamo a vedere su su subito”.

Nemmeno il tempo di finire la frase e tutti e tre sono già con le ali al massimo della velocità, si dirigono verso la spiaggia.

A terra sopra la sabbia bagnata e molle, molti teschi e ossa di persone con granchi rossi che ci camminano sopra. Sinshon vede i suoi genitori tra la folla e si dirige subito verso di loro, è quasi spaventato.

“Mamma ma da dove vengono tutte quelle ossa”.

“Ciao Sinshon, siete tornati ora?”

“Si mamma, dimmi cos’è successo”.

“ Il mare si è ritirato singhiozzando. Prima l’acqua andava indietro e poi ritornava avanti, formando onde anomale. Come se avesse voluto portarci a riva questi scheletri”.

“E da dove vengono”.

“Arriveranno gli addetti, che li porterà via per esaminarli, qualche osso e teschio è già stato portato via da qualche bambino”.

“Anch’io ne voglio uno, posso prenderlo?”

“No che non si possono prendere, c’è anche la polizia, non vedi”.

Oltre l’Italia, il mondo intero aspetta con inquietudine le risposte alle domande su quel ritrovamento, anche se la storia -studiata e non- dei secoli passati, raccontata nei numerosi hard disk parla chiaro.

Il comunicato ufficiale della scientifica arriva il mercoledì, nel tardo pomeriggio e per la sera fa il giro del mondo.

I numerosi teschi- per la precisione 598- e le moltissime ossa o frammenti ritrovati domenica 5 maggio in riva nella località di Lampedusa, risalgono al IXX secolo D. C. Precisamente dal 2000 al 2030,2050. Sono prevalentemente resti di donne e bambini. Come la storia ci ha già raccontato attraverso libri e hard disk possiamo dunque dire per certo che, in quel periodo della storia, molti” immigrati” -come li chiamavano a quel tempo- o, ancora peggio “clandestini” non riuscivano ad arrivare in Italia con le loro imbarcazioni di fortuna. Questi resti sono solo alcuni di tanti altri ancora in fondo al mare che non saranno mai ritrovati.

Quando dal grande schermo, alla parete della cucina il conduttore del telegiornale sul canale 120, finisce di leggere il comunicato della scientifica Sinshon si blocca nella masticazione e rimane a bocca piena. Anche i suoi genitori rimangono in silenzio, seguitano a consumare la cena. Riprende a masticare il pane, ormai sciolto dalla sua saliva, fa un sorso d’acqua dal bicchiere e con lo sguardo richiama a se il padre e la madre.

“Scusate, io ho studiato a scuola, questi fatti successi  nei secoli scorsi, soprattutto fine diciannovesimo secolo, inizio del ventesimo. Fino a questo ritrovamento, sinceramente non credevo che in un periodo, dove l’uomo aveva già inventato il computer, era iniziato il mondo tecnologico, digitale, cerano i satelliti che controllavano tutto e tutti, eccetera; come potevano permettere di far morire tutta questa povera gente in mare. Allora non erano evoluti come ho studiato?”

“Me lo domando anch’io, figliolo, non se lo spiega nessuno”. Risponde il padre.

MAURO MOGLIANI