LA DONNA LEGO

LA DONNA LEGO

Quando la commessa del negozio di giocattoli mi chiese quanti anni avesse il bambino, io gli risposi quaranta tre. Lei, con un sorriso ironico, aggiunse < Allora sono per lei? Molte persone adulte amano queste costruzioni; lei è uno di quelli> 19 o: . Cambiai negozio per l’ennesima volta, la nona per la precisione; non era variato nulla: anche quella commessa non si era fatta i cazzi suoi. E se avessi continuato ad andare sempre dalla stessa? Cosa avrebbe pensato? Che andavo lì per lei? Potevo smentirla, rispondere che ero un collezionista; ce ne sono moltissimi. Ma poi, la domanda successiva, sarebbe stata: cosa stai costruendo? Immaginate cosa avrebbe pensato, se gli avessi risposto per nove volte: una donna Lego. Sì, la mia donna Lego. Certamente, se avessi saputo come sarebbe finita, non avrei davvero iniziato. Quel sabato ero euforico, la nona scatola acquistata sarebbe stata l’ultima: mancava soltanto da costruire la testa . Durante la giornata non fumai erba per scelta, tanto meno l’oppio che, la sera precedente, Marco mi aveva regalato con entusiasmo. Alla sera però, dopo aver cambiato per tutta la giornata il volto della mia donna, fino ad ottenere finalmente quello desiderato, mi rifeci, e alla grande. Accadde tutto dopo; quando la portai nel mio letto. Accadde a notte fonda. La mano destra tastava la sua gamba liscia e lunga, senza peli, senza fine. Continuai ad accarezzarle la pelle morbida a lungo, per tutto il corpo. Quando la luce del giorno riuscì a svegliarmi, lei era lì, distesa sul letto, come l’avevo lasciata, con i suoi molteplici colori. Tutto il giorno ripensai al sogno fatto, alla sua pelle liscia e morbida; riuscivo ogni tanto, anche a immaginarla, a vederla attraverso la fantasia. La domenica passò lentamente, fumai in continuazione erba, con la speranza di riaddormentarmi e rifare quel sogno. Dovetti aspettare la sera per rifarlo ancora più vero e più lungo. Il giorno dopo ricordavo tutto, la stessa sensazione del precedente. Di notti e giorni come quelli ce ne furono altri, oramai stavo al gioco, volevo sognare quei momenti, e questo avveniva regolarmente. Fino a quando quella notte: accesi la luce, ero sveglio, non stavo sognando, ripeto ero sveglio, capii come stavano le cose. Quella donna che accarezzavo nuda, tutte le notti, da quando l’avevo distesa sul letto era vera. Quella donna di plastica dai mille colori, al buio diventava una donna dalla pelle morbida, dai capelli lunghi e con piccoli seni. Quella donna era umana, quella donna, se accendevo la luce, si vergognava: tornava rigida. Ecco perché la porto sempre con me: ora.

Mauro Mogliani  –marzo 2015

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